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Quando GPS vuol dire “sopravvivenza”…-

…ormai devo dire che mi sono abituato nel mio lavoro ad avere a che fare con personaggi spesso “eccentrici”, quantomeno certamente non comuni. Devo dire però che quando, pochi giorni prima di Natale si è presentato Stefano in studio da me per un corso individuale GPS advanced, e mi ha detto cos’aveva in mente di fare i primi di febbraio, sono rimasto piuttosto sconcertato.

Si trattava di iscriversi alla “Yukon Arctic Ultra 2018″ una manifestazione che non conoscevo, nonostante sia da sempre appassionato di eventi di questo genere. La gara, che si disputa nel nord del Canada, nel territorio dello Yukon appunto, ai confini con l’Alaska, e stata ideata dagli organizzatori col proposito di realizzare la più dura e la più fredda ultramarathon al mondo!

Stefano, tra l’altro, si era iscritto alla versione più lunga, 430 Miglia, quasi 700 Km! da percorrere a piedi trainando la slitta con i viveri, sacco a pelo e attrezzatura di sopravvivenza.

La cosa insomma era veramente “seria” e ho subito capito che qualsiasi imprecisione o approssimazione avrebbe potuto rivelarsi pericolosissima.

Con Stefano abbiamo quindi lavorato con la massima accuratezza, usando tracce GPS di concorrenti delle precedenti edizioni esaminate accuratamente, foto satellitari ad altissima risoluzione, verifica checkpoints, installazione di mappe topografiche aggiornatissime, il tutto pronto e testato sul Garmin GPSMap 64 di Stefano, un vero carrarmato, certificato per operare con un range di temperature -35 +50.

Ho risentito Stefano nei giorni scorsi appena rientrato, e devo dire che mi sono sentito piuttosto risollevato dato che, seguendo la gara col live tracking, mi ero reso conto che stava succedendo di tutto, un ritiro dietro l’altro, una vera ecatombe!

E dalla sua voce ho avuto la conferma di quanto sospettavo; temperature eccezzionalmente rigide (-50 con tassi di umidità molto elevati, anomali anche per lo Yukon). Ciò ha messo in crisi in primis l’organizzazione (generatori bloccati, motoslitte malfunzionanti ecc) che però dopo un giorno è riuscita a far partire la gara, poi tutti i partecipanti con continui ritiri, tanto che solo 2 sono arrivati al traguardo!

Anche Stefano a un certo punto ha avuto l’intelligenza di capire che era venuto il momento di ritirarsi (i sintomi dell’ipotermia si facevano sentire), però mi ha confermato che non ha mai avuto alcuna esitazione col percorso, e non nascondo che è stata per me una soddisfazione.

A quanto ho letto non è andata allo stesso modo ad un’altro atleta italiano che si è perso lungo il percorso ed ora si trova in ospedale a Whitehorse con seri problemi causati dall’ipotermia, al quale vanno i miei più sentiti auguri di pronta guarigione!

Info manifestazione: https://arcticultra.de

Foto Gallery:

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